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Un nuovo servizio da ANGSA Umbria: l’ambulatorio specialistico

Una struttura dotata di strumenti organizzativi e gestionali in grado di rispondere efficacemente ad ogni esigenza, sia dal lato dei pazienti che del personale

ANGSA Umbria (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici), associazione impegnata nel campo dell’autismo, apre un ambulatorio specialistico. Si tratta di un nuovo servizio per adulti, a La Semente, a Limiti di Spello, all’interno dei locali del centro diurno per giovani con disturbi dello spettro autistico.

Nel variegato panorama dell’offerta sanitaria pubblica e privata, ANGSA Umbria, infatti, in collaborazione con il Direttore Sanitario (Dott. Michele Rossi), ha dato vita a un vero e proprio presidio di assistenza specialistica per il territorio vasto del centro-sud Italia. La struttura dispone di strumenti organizzativi e gestionali in grado di rispondere efficacemente ad ogni esigenza, sia dal lato dei pazienti che del personale: presidi di segreteria, adeguata scansione temporale, spazi conformi dedicati, ampia capacità di presa in carico di nuclei familiari provenienti da fuori regione.

La prestazione dell’ambulatorio consiste in una visita psichiatrica complessa per adulti con disturbi del neurosviluppo, attraverso la quale viene valutata sia l’eventuale presenza di comorbilità psichiatriche sia la terapia farmacologica, con una revisione di quella in essere o una prescrizione ex-novo. Il servizio si pone nella piena apertura volta a favorire la condivisione dei risultati della visita con il sistema sanitario a cui afferisce il paziente.

E’ questo un nuovo traguardo nella rosa dei servizi di ANGSA Umbria, attiva dal 2001 sul territorio regionale, grazie alla spinta di un gruppo di genitori e dalla loro volontà di trovare una soluzione tangibile al problema dell’autismo per i propri figli.

ANGSA Umbria, nei suoi primi 20 anni di vita, ha stabilito una delle sue sedi a Bastia Umbra, utilizzata per le pubbliche relazioni, la gestione del fundraising e lo svolgimento dei consigli e delle assemblee. Ha inoltre due sedi operative, una a Spello, che ospita il Centro Diurno semiresidenziale per l’assistenza e, dove possibile, l’avviamento al lavoro ‘La Semente’, e una ad Assisi, dove si trova il Centro socioeducativo per i minori “Up”. Presenti, inoltre, sul territorio umbro due sedi locali a Terni e a Trevi-Foligno-Spoleto. Fortemente convinta che i soggetti autistici debbano poter godere degli stessi diritti e opportunità di tutti i cittadini, promuove la conoscenza dell’autismo, sensibilizzando la comunità civile a sostenere la sua mission.

Degno di nota è inoltre il lavoro che l’associazione conduce costantemente con le istituzioni nazionali e regionali, utile a dotare la comunità, attraverso un percorso di interlocuzione condivisa, di un apparato legislativo rivolto alle persone disabili: in particolare, sono al momento due le proposte di legge sul neurosviluppo al vaglio del Consiglio Regionale delle Regione Umbria, alle quali ANGSA Umbria ha contribuito attraverso un processo concertativo in Terza Commissione insieme alle altre associazioni del territorio.

Il disturbo dello spettro autistico e la guerra in Ucraina

I bambini con Disturbo dello Spettro dell’Autismo hanno bisogno di rinforzi visivi. Le storie sociali nascono per aiutare a comprendere e condividere situazioni e momenti della vita e non dovrebbero avere a che fare con la guerra. In Ucraina, in queste ore drammatiche, il Ministero per le Politiche Sociali e l’Unicef hanno diffuso una serie di storie sociali per aiutare le persone autistiche a capire meglio e condividere, purtroppo, anche gli orrori della guerra.

ANGSA Umbria sta in queste ore sostenendo con una donazione volontaria cospicua il Centro di accoglienza per bambini disabili “Dim Myloserdia” (“Casa della Misericordia”), costruito su iniziativa del Vescovo locale e di proprietà della Diocesi di Buchach, è attvo dal 2016. Oggi accoglie un centinaio di minori con disabilità, prevalentemente intellettiva, sia in forma residenziale sia in trattamento ambulatoriale diurno. La Casa della Misericordia attualmente non è solo l’unica struttura nella regione per la presa in carico della disabilità in età evolutiva, ma anche un fondamentale centro di riferimento per una comunità piagata da alcolismo, violenza familiare, povertà estrema.

L’Ucraina sta attraversando un difficile momento a causa della guerra e dell’instabilità politica. Sostenere i più deboli, soprattutto in una situazione di così grave difficoltà, è importante per loro vitale.

Invitiamo anche tutti coloro che leggono questo appello a fare la stessa cosa. Grazie!

 

Servizio Civile. Posticipato il termine per la presentazione delle domande al 10 febbraio 2022 ore 14:00

Il Dipartimento per le Politiche Giovanili e il Servizio Civile Universale ha pubblicato la notizia di una integrazione al bando di selezione per operatori volontari dello scorso 14 dicembre e la proroga dei termini di presentazione delle domande al 10 febbraio 2022, ore 14:00.

Arci Servizio Civile in Umbria propone l’impiego di 78 operatori volontari suddivisi in 16 diversi progetti. Tra questi anche “ ‘” in collaborazione con Angsa Umbria.

Hai tra i 18 e i 29 anni?
 Vuoi fare parte di un’esperienza di alto valore formativo grazie al Servizio Civile Universale?
Vuoi aiutare a coltivare i sogni di persone nello spettro dell’autismo?

SCEGLI il “ ‘” promosso da Arci Servizio Civile in collaborazione con Angsa Umbria.

L’esperienza, che si svolgerà all’interno del (dedicato agli adulti) o al – (per i minori), ha per un . È previsto un € , erogato dal Dipartimento per le politiche giovanili e il servizio civile universale – Presidenza del Consiglio dei Ministri, l’attestato di partecipazione finale e l’attestazione delle competenze.

Con ANGSA Umbria sono disponibili 4 posti.

Per presentare la domanda, visita il sito:
https://scn.arciserviziocivile.it/cercaprog.asp?idr=18 e !

Ricordati che per inoltrare la domanda devi avere con te:
1. – Sistema Pubblico di Identità Digitale
2. Il tuo aggiornato e redatto sotto forma di dichiarazione sostitutiva di certificazione e atto di notorietà ai sensi degli artt. 46, 47 del d.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445.
3. Un ’à .

Adotta una cassetta | Torna la campagna per Le clementine per l’Autismo

Torna anche quest’anno, per la sua terza edizione, la campagna “Le clementine per l’autismo” di ANGSA Umbria con un format diverso. Quest’anno, infatti, con Adotta una cassetta sarà possibile ricevere, grazie ad una donazione, le clementine IGP di Calabria per compiere un gesto di solidarietà a favore di ANGSA Umbria (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici), realtà impegnata da quasi venti anni nel supporto alle persone affette da autismo e alle loro famiglie. Quest’anno non potremo vederci nelle piazze, nei centri storici e per le vie dell’Umbria, ma abbiamo programmato la campagna “Adotta una cassetta” per l’11, il 12 e il 13 novembre.

La vostra collaborazione sarà ancor più preziosa nel sostenere ANGSA con una piccola donazione per ricevere le buonissime clementine IGP di Calabria fornite dalla Cooperativa Agricola Morgia.

Un gesto speciale che permetterà di rendere sostenibili e realizzabili le numerose attività e i tanti progetti che l’associazione sta portando avanti con passione, a favore di minori e adulti autistici e delle loro famiglie.

Per condividere con ancora più forza la campagna delle clementine a sostegno di ANGSA Umbria, si possono utilizzare gli hashtag #LECLEMENTINEPERLAUTISMO e #ANGSAUMBRIA, attraverso il quale volontari, donatori e affezionati potranno condividere con foto e video sui social la loro donazione e partecipazione.

È possibile inoltre prenotare uno o più sacchetto di clementine telefonando al numero 338.6344821 o inviando una email a fundraising@angsaumbria.org.

Per info e prenotazioni, la scadenza è fissata al 6 novembre. Grazie!

 

Convegno “Autismo, verso un nuovo paradigma”

Il primo ottobre scorso si è tenuto il convegno dal titolo “Autismo, verso un nuovo paradigma” la cui registrazione integrale è ora in rete al link:
A riguardo, segnaliamo in particolare la relazione del Dottor Marco Bertelli, Psichiatra, psicoterapeuta, Presidente SIDiN – Società Italiana per i Disturbi del Neurosviluppo, che abbiamo avuto l’onore di ospitare per un evento del 2 aprile (Giornata Mondiale della Consapevolezza sull’Autimo) organizzato da ANGSA Umbria.
Nello specifico, il Dottor Bertelli affronta il tema delle terapie farmacologiche, dei disturbi del neurosviluppo, della psicopatologia e del trattamento farmacologico.
Inoltre, il Dottor Bertelli ci ricorda la complessità della situazione che deve essere affrontata, evitando attività frammentarie, facendo attenzione, accanto alla terapia farmacologica, anche alla salute fisica del paziente, alla situazione di vita nel suo complesso, ai possibili effetti indesiderati non solo dei farmaci psicotropi, ma anche di farmaci dati per altre patologie.
Qui il link diretto al video del dottor Bertelli:
Buona visione e buon ascolto.

Bastia /Hochberg quando i gemellaggi costruiscono speranze!

Lo scorso martedì 12 ottobre è stata una giornata importante di premiazione e riconoscimento di un progetto che abbiamo contribuito attivamente a pensare, ideare e sottoporre al bando del Premio dei Presidenti per la Cooperazione comunale tra Italia e Germania. Un progetto votato al tema dell’inclusività e del supporto a persone nello spettro dell’autismo.
Il Comune di Bastia Umbra è risultato vincitore del Premio dei Presidenti e Paola Lungarotti Sindaco è stata premiata a Berlino da Sergio Mattarella – Presidente della Repubblica Italiana. Con lei premiato il Sindaco del Comune gemellato di Höchberg, Alexander Knahn.
Il premio è stato indetto dai Presidenti della Repubblica Italiana e della Repubblica Federale di Germania e destinato ai Comuni italiani e tedeschi legati da un patto di gemellaggio.
Bastia Umbra è risultata vincitrice insieme al Comune di Hōchberg (2^classificata) tra i 70 Comuni italiani che hanno partecipato al Bando con i rispettivi partner tedeschi, presentando un progetto redatto sul tema dell’inclusività e in particolare per persone nello spettro dell’Autismo.
Angsa Umbria ha lavorato con la dott.ssa Monia Minciarelli, Presidente dell’Associazione Bastia Gemellaggi, co-redattrice del progetto vincitore, per la redazione del progetto, con il comune gemellato di Höchberg.
Il premio, volto a sancire e rafforzare i legami di amicizia tra nazioni ed enti territoriali, consiste in un riconoscimento economico con cui si potrà realizzare il progetto ritenuto meritevole dalla giuria, e vedrà il coinvolgimento dei partner dei comitati di gemellaggio delle rispettive città e delle associazioni coinvolte.
A questo link il video integrale della premiazione e della cerimonia:

ANGSA Umbria compie 20 anni. Il bilancio dell’associazione

Dal sostegno a persone con autismo e ai loro familiari, alla creazione dei servizi per giovani e più piccoli, ai grandi progetti di raccolta fondi e advocacy

ANGSA Umbria (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici), associazione impegnata nel campo dell’autismo, compie i suoi primi 20 anni. Nata nel 2001, dalla spinta di un gruppo di genitori e dalla loro volontà di trovare una soluzione tangibile al problema dell’autismo per i propri figli, raggiunge quest’anno un traguardo non solo temporale, e conferma l’impegno manifestato dal primo momento attraverso progetti a sostegno delle persone con autismo e delle loro famiglie. Grazie, infatti, al supporto delle istituzioni locali e nazionali, di amici e volontari impegnati nelle attività di raccolta fondi, al lavoro degli operatori socio-sanitari impiegati nelle sue strutture semiresidenziali, l’associazione è cresciuta attraverso le sue numerose attività: si parla ad oggi di circa 60 soci e 20 dipendenti.

ANGSA Umbria, nei suoi primi 20 anni di vita, ha stabilito una delle sue sedi a Bastia Umbra, utilizzata per le pubbliche relazioni, la gestione del fundraising e lo svolgimento dei consigli e delle assemblee. Ha inoltre due sedi operative, una a Spello, che ospita il Centro Diurno semiresidenziale per il mantenimento delle autonomie e l’avviamento al lavoro ‘La Semente’, e una ad Assisi, dove si trova il Centro socioeducativo per i minori “Up”. Presenti inoltre sul territorio umbro due sedi locali a Terni e a Trevi-Foligno-Spoleto. Fortemente convinta che i soggetti autistici debbano poter godere degli stessi diritti e opportunità di tutti i cittadini, promuove la conoscenza del disturbo e delle relative tecniche e metodiche di presa in carico.

Di particolare importanza (una vera e propria prova di forza per l’associazione) è stato l’ultimo periodo trascorso affrontando le difficoltà legate alla pandemia: durante il 2020 l’associazione, per continuare a garantire i servizi di sostegno e assistenza ai suoi utenti e alle loro famiglie, non ha mai di fatto chiuso i battenti dei centri, garantendo sempre alti standard qualitativi.

Tra i progetti più importanti che possono essere evidenziati per raccontare i primi venti anni dell’associazione, citiamo tra i più recenti: la collaborazione con la Fondazione Cattolica nel percorso di innovazione sociale “Contagiamoci”, le attività del 2 aprile (Giornata Mondiale per la Consapevolezza sull’Autismo), il sostegno alla ricerca universitaria, la sperimentazione per la vita indipendente e per il “Dopo di noi”, il progetto Open FarmS (attraverso il quale l’associazione ha esportato il suo modello di servizio a favore di una cooperativa del ternano).

Degno di nota è inoltre il lavoro che l’associazione conduce costantemente con le istituzioni nazionali e regionali, utile a dotare la comunità, attraverso un percorso di interlocuzione condivisa, di un apparato legislativo rivolto alle persone disabili: in particolare, sono al momento due le proposte di legge sul neurosviluppo al vaglio del Consiglio Regionale delle Regione Umbria, alle quali ANGSA Umbria ha contribuito attraverso un processo concertativo in Terza Commissione insieme alle altre associazioni del territorio.

Siamo solo ai primi 20 anni di ANGSA Umbria: per garantire la possibilità che questo impegno continui, ognuno di noi può contribuire, anche grazie alla donazione del 5xmille ad ANGSA Umbria Onlus. Il codice fiscale è 02512830544.

 

“AUTISMI E BENESSERE BIO-PSICO-SOCIALE: MITO O REALTÀ?”

L’elevato numero di persone nello spettro autistico e l’ampia variabilità dei bisogni pone la sfida di un modello di supporto in grado di riconoscere le esigenze del singolo e capace di modificarsi in funzione della crescita e dell’ evoluzione della persona. Il video che vi proponiamo riguarda il Zoom meeting di Sabato 15 Maggio 2021 organizzato da ANGSA Marche e propone una riflessione sulle principali coordinate del modello di presa in carico e sulle criticità per la sua realizzazione.
Di seguito il programma:
– Introduzione di Antonella Foglia Presidente ANGSA Marche
– AUTISMI E BENESSERE BIO-PSICO-SOCIALE: MITO O REALTA’? Luigi Mazzone Neuropsichiatria Infantile, Policlinico Universitario Tor Vergata, Roma
– Cristina Panisi Fondazione Sacra Famiglia
– SPAEE Università Cattolica, Millano
Discussione con presentazione di esperienze.
E’ possibile vedere il video a questo link su youtube:

Nuovi modelli di PEI: Scuola secondaria, valutazione del comportamento e quadri orari

In questo articolo, grazie agli spunti di Graziella Roda e partendo dall’analisi dei nuovi modelli di PEI, analizzeremo:

1.     Scuola secondaria di II grado: Percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento

2.     La valutazione del comportamento

3.     Quadri orari e dettagli sulla partecipazione dell’alunno alla vita complessiva della classe e della scuola

  1. Scuola secondaria di II grado: Percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento

Per la generalità degli allievi è stato emanato il Decreto Ministeriale 4 settembre 2019 n. 774, che però non si occupa di allievi certificati. Infatti, nelle premesse del decreto, si legge quanto segue: “CONSIDERATA l’opportunità di riservare ad un successivo provvedimento la predisposizione di apposite Linee guida per gli studenti con disabilità frequentanti i percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento di cui al presente decreto, coinvolgendo le associazioni di riferimento e l’Osservatorio permanente per l’inclusione scolastica”.

Queste linee guida non risulta siano state pubblicate finora, dopo 18 mesi dall’emanazione del decreto “generalista”.

Quindi, affrontando la parte del PEI dedicata ai PCTO, non è tanto complicata la compilazione del modello quanto la strutturazione dei percorsi che non sono supportati dalle nuove linee guida.

Ed è davvero contraddittorio che si richiami in continuazione la necessità di essere inclusivi e non precludere alcuna esperienza formativa agli alunni certificati, poi si arrivi a quasi due anni dalle norme per tutti senza essersi efficacemente occupati di quelle per gli alunni certificati. Credo che l’idea di indicazioni specifiche per gli alunni certificati, in questo caso, non sia una vera e propria discriminazione, quanto il riconoscimento delle infinite complessità (e anche degli enormi ostacoli) che questo processo comporta. Ma è emarginante il fatto che le indicazioni specifiche per gli studenti con disabilità non siano ancora state emanate.

Ed è curioso che nelle linee guida allegate al decreto sui nuovi PEI, nella parte in cui si illustra la struttura per i PCTO non si faccia cenno alcuno alla mancanza di questo fondamentale tassello.

Per il resto, nel modello di PEI sono indicate 3 categorie di PCTO (aziendale, scolastico, altro) di cui si chiedono alcuni dettagli fondamentali.

  1. La valutazione del comportamento

Il punto 8.5 nei nuovi PEI è dedicato specificamente alla questione del comportamento, ovviamente in relazione a problemi comportamentali di particolare rilevanza rilevabili in contesto scolastico ed eventualmente anche a casa o nell’extra-scuola.

Occorre innanzi tutto indicare quanto segue:

A – Il comportamento è valutato in base agli stessi criteri adottati per la classe

B – Il comportamento è valutato in base ai seguenti criteri personalizzati e al raggiungimento dei seguenti obiettivi:

…………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………

Nel successivo punto 9 c’è un approfondimento particolare proprio sulla prevenzione e gestione delle crisi comportamentali a scuola. Si tratta di uno spazio lasciato bianco e quindi liberamente compilabile.

Per aiutare le scuole ad affrontare la questione delle crisi comportamentali, l’Ufficio Scolastico Regionale per l’Emilia-Romagna ha pubblicato una nota reperibile al link seguente: https://www.istruzioneer.gov.it/2018/07/18/prevenzione-e-gestione-delle-crisi-comportamentali-a-scuola-ii-edizione/

È un insieme molto corposo di strumenti di osservazione e descrizione analitica delle crisi e del contesto in cui si presentano, e per la definizione di un piano per la prevenzione e la gestione, piano per l’intera scuola da inserire nel PTOF, e piano per il singolo alunno, da collegare al PEI, proprio in questo punto di cui ora stiamo trattando. Uno degli allegati a questa nota riguarda anche le attività didattiche concrete che possono aiutare a prevenire le crisi migliorando la comunicazione e costruendo contesti più adeguati alle esigenze o alle difficoltà dei singoli alunni.

  1. Quadri orari e dettagli sulla partecipazione dell’alunno alla vita complessiva della classe e della scuola

Il quadro 9 è una specie di quadro orario amplificato, in cui si registrano gli orari dell’alunno e quelli delle persone che gli sono collegate (insegnanti di sostegno, educatori, personale ATA per l’assistenza personale, ecc.).

Viene chiesto di precisare con esattezza in quali momenti l’alunno non è in classe, perché, cosa va a fare, dove, con chi e per quali obiettivi.

Non dovrebbe più presentarsi la questione dell’alunno disabile che puntualmente esce dalla classe dopo i primi 5 minuti e vaga da un laboratorio ad un altro, da un’auletta di sostegno ad un’altra.

Viene inoltre chiesto di precisare se, in modo continuativo, l’alunno deve assentarsi da scuola. Non si tratta di un orario “creativo” ma di far fronte ad effettive necessità. Ad esempio le due ore settimanali di logopedia programmate in orario scolastico, o le ore di psicomotricità.

Un altro punto fondamentale riguarda le visite o le uscite didattiche. È capitato tante volte, troppe volte, che la classe parte in gita o va da qualche parte e l’alunno certificato viene lasciato a scuola. Le scuse trovate sono le più creative.

In questo modello di PEI fin dall’inizio dell’anno scolastico occorre precisare quali gite o uscite didattiche si pensa di fare per la classe e come l’alunno certificato partecipa ad esse, quali ostacoli occorre rimuovere, avendo tempo per farlo, e cosa occorre predisporre affinché tutto fili liscio.

Bisogna essere chiari: se avendo pensato a tutto si scopre che la partecipazione dell’alunno certificato è impossibile … si cambia attività, non si lascia l’alunno a casa. Se non ci si può andare tutti, allora si va in un altro posto.

Infine nel modello di PEI c’è spazio per raccordare le attività scolastiche e quelle extrascolastiche, richiamando il punto iniziale in cui si parlava, appunto, di raccordo tra PEI e PI.

Questo per sottolineare ancora che l’esperienza di vita che l’alunno con disabilità vive, deve essere coerente e coordinata; tutti gli attori devono “tirare dalla stessa parte”.

Percorsi nella scuola secondaria di II grado: diploma sì/diploma no

In questo articolo, Graziella Roda tratta la questione, molto rilevante, dei percorsi nella scuola secondaria di II grado, perché in questo pacchetto di norme si fanno distinzioni molto chiare, che è bene comprendere sia come genitori sia come insegnanti. Di seguito il testo integrale della sua comunicazione:

1)     Percorsi nella scuola secondaria di II grado: diploma sì/diploma no

La questione centrale è che nel nostro Paese i diplomi della scuola secondaria di II grado hanno valore legale. Chi fosse particolarmente attratto dalla questione può trovare a questo link gli esiti di una indagine promossa dal Senato nel 2011. http://www.senato.it/documenti/repository/dossier/studi/2011/Dossier_280.pdf

Quindi, senza entrare negli aspetti giuridici della questione e neppure nella discussione che negli anni periodicamente si riaccende sull’opportunità o meno di togliere il valore legale ai titoli di studio, ora mi serve soltanto sottolineare che questo fatto è all’origine delle diverse tipologie di PEI che possono essere definiti per i ragazzi con disabilità.

Il decreto all’art. 10 comma 3 li specifica in questo modo:

Nel PEI è indicato il tipo di percorso didattico seguito dallo studente, specificando se trattasi di:

  1. percorso ordinario;
  2. percorso personalizzato (con prove equipollenti);
  3. percorso differenziato”.

In questo non c’è niente di nuovo rispetto alla normativa precedente (e non potrebbe essere diversamente, dal momento che questo decreto ministeriale non può scostarsi dalle leggi generali sull’istruzione).

Nel modello di PEI della scuola secondaria di II grado viene richiesta la compilazione, disciplina per disciplina, delle seguenti informazioni, che traggo dalle linee guida per maggiore leggibilità:

Disciplina: ______________

A – Segue la progettazione didattica della classe e si applicano gli stessi criteri di valutazione

B – Rispetto alla progettazione didattica della classe sono applicate le seguenti personalizzazioni in relazione agli obiettivi specifici di apprendimento (conoscenze, abilità, competenze) e ai criteri di valutazione ………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………… ………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………… con verifiche identiche û equipollenti û

C – Segue un percorso didattico differenziato: ………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………… ………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………… con verifiche  non equipollenti [indicare la o le attività alternative svolte in caso di differenziazione della didattica ………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………… …………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………

Cui segue il seguente quadro riassuntivo:

La Studentessa/lo Studente segue un percorso didattico di tipo:

û 1. ordinario

û 2 personalizzato (con prove equipollenti)

û 3 differenziato

Vediamo nel dettaglio cosa le Linee Guida specificano rispetto alla questione.

Il tema è trattato diffusamente ai punti 8.2 e 8.3

Non riporto qui tutto il contenuto di questi punti, perché è molto lungo e dettagliato ed è bene che ciascuno lo ponderi direttamente.

Cerchiamo semplicemente di riassumerne i punti essenziali (che non modificano norme generali dell’istruzione ma specificano meglio la questione, vista la molta confusione che in taluni casi si era venuta creando).

  1. a)Per poter ottenere il diploma finale l’alunno certificato deve poter seguire “un percorso di studi che, anche se personalizzato, sia sostanzialmente riconducibile a quello previsto per l’indirizzo di studi frequentato e sostenere, in tutte le discipline, prove di verifica ritenute equipollenti, ossia ritenute dello stesso valore di quelle somministrate alla classe
  2. b)Laddove ciò non sia possibile, si accede ad una progettazione che viene chiamata “differenziata” e che consente qualsiasi tipo di personalizzazione di cui l’alunno possa avere necessità. Tale progettazione non porta al titolo di studio ma ad un attestato di competenze.
  3. c)“Le decisioni che riguardano la corrispondenza dei percorsi disciplinari e l’equipollenza – ossia la validità delle prove di verifica – sono di competenza del Consiglio di classe non del GLO nel suo insieme … occorre ricordare che questa decisione rientra nella valutazione degli apprendimenti e il Consiglio di Classe ha pertanto diritto ad affrontarla in modalità riservata, senza doverne discutere con gli altri partecipanti ai lavori del GLO”;
  4. d)Quanto indicato al punto precedente non implica che la famiglia debba per forza accettare un PEI differenziato “La prima applicazione della programmazione differenziata richiede una formale proposta del Consiglio di classe ai genitori, che successivamente deve essere concordata con loro: essi possono rifiutarla e in questo caso saranno somministrate in tutte le discipline delle prove equipollenti, ossia valide secondo l’ordinaria progettazione dell’indirizzo di studi frequentato, anche se andranno comunque garantite le attività di sostegno e continueranno ad essere applicate tutte le personalizzazioni ai metodi di valutazione indicati nel riquadro 8.2”
  5. e)Quanto sopra riportato è particolarmente importante perché precisa che il fatto che la famiglia scelga di non accettare il PEI differenziato non implica l’abbandono dell’alunno alla vita della classe; non lo si lascia senza aiuti nel suo percorso di apprendimento. Vanno infatti individuate ed applicate tutte le forme di compensazione possibili, pur restando nell’ambito del percorso equipollente.
  6. f)C’è un punto nelle linee guida che desta una qualche preoccupazione secondo me: “La scuola deve verificare che siano chiare ai genitori le conseguenze di ogni decisione presa in questo ambito, ossia che cosa comporta l’accettazione del percorso differenziato ma anche quali possono essere i rischi di insuccesso a cui lo studente può andare incontro se deve sostenere valutazioni equipollenti. Poiché i soggetti coinvolti in questa decisione (genitori e Consiglio di classe) partecipano ai lavori del GLO, ma sono autonomi e distinti rispetto ad esso nelle rispettive differenziazioni, si deciderà secondo i casi se inserire queste procedure all’interno del gruppo stesso, verbalizzando le decisioni assunte, o se sia più opportuno gestirle separatamente”. È chiaro a questo punto che la differenziazioni tra le componenti del GLO scuola/famiglia, che pare sia stato giustificato dicendo che si trattava semplicemente di definire l’accesso al SIDI, si appalesa invece chiaro in questo passaggio: ci sono due componenti distinte nel GLO, una sono i docenti e una è la famiglia, la scuola può decidere di discutere la scelta del PEI differenziato o equipollente senza la presenza della famiglia, cui resterà soltanto la possibilità di accettarla o rifiutarla;
  7. g)Una volta accettata la programmazione differenziata, essa prosegue negli anni seguenti senza che sia necessaria automaticamente una nuova approvazione da parte della famiglia
  8. h)Tuttavia è possibile modificare la scelta sia in un senso sia in un altro. È cioè possibile passare da un PEI equipollente a uno differenziato nel caso si verifichi che l’alunno non è in grado di seguire la programmazione della classe neppure con gli aiuti possibili. È altresì possibile passare da un PEI differenziato ad un PEI equipollente: “Il passaggio dalla programmazione differenziata a una valida per il conseguimento del titolo è infatti possibile se il Consiglio di classe decide, in base agli elementi di valutazione in suo possesso e con adeguata motivazione, che lo studente è in grado di apprendere anche le discipline seguite in precedenza in modo differenziato, sostenendo in un secondo momento prove equipollenti
  9. i)Nelle linee guida c’è una precisazione importante a proposito del passaggio dalla programmazione differenziata alla programmazione equipollente. “A tutte le considerazioni fatte fin qui si collega anche il problema del passaggio da PEI differenziato a PEI semplificato. La “procedura” con la quale alcune famiglie chiedono questo passaggio solo nell’ultimo anno, con esiti spesso paradossali e con frequente insorgenza di contenzioso, è una grave criticità e una stortura più e più volte segnalata dalle istituzioni scolastiche. Infatti è del tutto evidente che sostenere un esame con prove equipollenti sulla base di un PEI “semplificato” significa che tali prove debbono essere costruite in modo tale da poter accertare il raggiungimento, sia pur a livello essenziale, di competenze e risultati / obiettivi di apprendimento di un intero percorso scolastico, e non dell’ultimo anno. Un raggiungimento che non può avvenire nell’arco del solo ultimo anno, se negli anni precedenti il percorso non è stato conforme a quello ordinario. Pur tuttavia, è sempre ammessa la possibilità di rientrare in un percorso ordinario, qualora lo studente superi prove integrative, in apposita sessione, relative alle discipline e ai rispettivi anni di corso duranti i quali è stato seguito un percorso differenziato”.
  10. j)È bene ancora precisare che “In presenza di percorsi misti, differenziati in alcune discipline e sostanzialmente ordinari o personalizzati ma con verifiche equipollenti in altre, il percorso didattico complessivo è necessariamente differenziato, perché nel nostro impianto ordinamentale è sufficiente una singola “non conformità” in una disciplina per precludere il conseguimento del diploma
  11. k)In un successivo passaggio, le linee guida entrano in modo più specifico sulla questione dei percorsi equipollenti e sulle relative modalità di valutazione. “Con l’opzione “B” si definisce un percorso che, pur personalizzato o adattato, conserva la sua validità ai fini del conseguimento del titolo di studio e prevede la possibilità di somministrare prove di verifica dichiarate equipollenti (in certi casi particolari, anche identiche), ossia dello stesso valore di quelle della classe pur se diverse rispetto ai contenuti, rendendo possibili semplificazioni che non compromettano la loro validità. Possono rientrare in questo ambito eventuali dispense da prestazioni ritenute non indispensabili, supporti che garantiscono in ogni caso l’autonomia di base, facilitazioni non determinanti… Valutando queste personalizzazioni si terrà conto anche della rilevanza che possono avere le varie discipline nello specifico indirizzo di studi. Modificando in questo modo la progettazione, anche se non in modo radicale, cambiano molto probabilmente anche i risultati attesi per cui diventa necessario adattare i criteri di valutazione definiti per la classe”. È bene fare molta attenzione in questi passaggi, perché le scuole corrono il rischio, con buone intenzioni, di concedere facilitazioni che poi, arrivando all’Esame di Stato, potrebbero costituire un ostacolo al diploma, soprattutto ove non fossero accettate dal Presidente di Commissione. Quindi prima di effettuare scelte rischiose i dirigenti scolastici e i docenti sono invitati a consultare l’Amministrazione, in modo particolare i Dirigenti Tecnici che effettuano la sorveglianza sugli Esami di Stato.
  12. l)Torna ovviamente la questione dell’esonero da alcune discipline, che nella scorsa mail ho definito incomprensibile, in quanto totalmente riconducibile alla fattispecie del PEI differenziato (perché questo è). In ogni caso le linee-guida precisano che “L’esonero è deciso dal Consiglio di classe, non solo dall’insegnante titolare della disciplina, e deve costituire una scelta eccezionale derivante da impedimenti oggettivi o incompatibilità, non da mere difficoltà di apprendimento In questi casi si specifica che per la disciplina in questione è stato deciso l’esonero e, di conseguenza, si indica quali attività alternative vengono svolte in quelle ore, nonché come vengono organizzate e valutate.”. Ripeto tuttavia che questa questione dell’esonero è soltanto confusiva, sempre a mio avviso. 

2)     Diritto allo studio non significa diritto al diploma

Proprio la questione del valore legale del titolo di studio fa sì che non si possa richiedere a tutti i costi l’ottenimento del diploma, perché esso prevede il possesso di determinati standard di competenze che devono essere raggiunti. Nelle linee guida c’è un settore in cui si esamina in modo approfondito la questione, partendo dalla sentenza della Corte Costituzionale n.215/87.